venerdì 16 giugno 2017

ARGENTINA TRA NARCOCRAZIA E NARCOSTATO. DALL’INERZIA ALL’ALLERTA di JUAN ANIBAL GOMEZ

Traduzione di: F.M.A.
 
 

L’operazione Sapucay di Itatì, è stata un esempio di narcostato in Argentina.

Il termine narcostato (da narco = droga e stato = insieme di due istituzioni) è un neologismo che viene applicato a quei paesi in cui le istituzioni politiche vengono fortemente influenzate dal narcotraffico. Il termine deriva da quello di “Stato profondo” (in turco: derin devlet) che indica le relazioni tra forze di sicurezza, mafia e gruppi settaristi. Secondo Peter Dale indica la simbiosi tra i governi (in particolari dei servizi segreti) e le organizzazioni criminali.

Nel narcostato, i dirigenti svolgono contemporaneamente gli incarichi di funzionari governativi e di membri del circuito del traffico illegale di droghe e narcotici, protetti dal proprio potere legislativo.

L’uso del termine venne introdotto nel 1980, con la comparsa di potenti organizzazioni mafiose in Colombia.

ESEMPIO DI NARCOSTATO A ITATI, PROVINCIA DI CORRIENTES.

Le conseguenze dell’”operazione Sapucay”, nella località di Itatì, provincia di Corrientes, dimostrano chiaramente quali siano il grado di impunità, di codici e di costrizioni, che hanno generato il narcostato municipale.

La gestione delle operazioni anti narcotraffico da parte della Dtt.ssa Patricia Bullrich, ministro della sicurezza nazionale, hanno dimostrato una volta per tutte la volontà politica di attuare queste operazioni, e la forza morale di rifiutare pressioni politiche che vorrebbero evitare di intervenire con tanta severità in quei settori che, impunemente, stanno applicando i codici del narcostato sviluppandoli come norme di vita.

E’ stata in parte sgominata una banda, formata da almeno 37 persone, che nel giro di un anno è riuscita a trafficare 15 tonnellate di marijuana, con lo smercio e il trasporto di 6.000 kg di erba a settimana; inoltre, è stata proprio la loro impunità ad aver dimostrato il modo in cui i suoi membri reclutavano i ragazzini all’uscita delle scuole per farli lavorare come “Chajà” (i cosiddetti “pali”) perchè dessero l’allarme in caso arrivasse la polizia nel momento in cui si trafficava la droga.

La località di Itatì, ubicata a 80 km dalla capitale correntina, lungo la costa del fiume Paranà al confine con l’Uruguay, conta 7.900 abitanti, e nel 2016 vi è stato sequestrato il 31% del totale della marijuana sequestrata in tutta la provincia. Si è ipotizzato che la droga entrasse in città tramite imbarcazioni provenienti dall’Uruguay, e che venisse in seguito smerciata nella capitale federale e in sette provincie dove “il valore della commercializzazione sarebbe più elevato”.

Il sindaco della città di Itatì, Natividad “Roger” Teràn, e il suo vice, Fabio Aquino, sono stati arrestati, insieme ad altri, tra cui la sua stessa figlia; tra essi troviamo: il commissario di Itatí, Diego Osvaldo Ocampo Alvarenga; il sergente Mario Oscar Molina con l’agente Gabriela Natalia Quintana; il vice commissario della Polizia Federale Argentina (PFA) Rubén Ernesto Ferreyra con il sergente Carlos Víctor López, e il secondo Comandante della Polizia Nazionale Fernando Gabriel Alcaraz, tutti coinvolti in una megacausa per narcotraffico per un totale di 46 capi d’accusa. Sono stati inoltre arrestati diversi membri delle forze di sicurezza e un avvocato, stando a quanto dichiarato dalle fonti ufficali, che si aspettavano la detenzione per tutti gli imputati per traffico, smercio e distribuzione di droga in posti diversi.

COS’E’ UN NARCOSTATO?

Un narcostato non nasce da un giorno a un altro, servono condizioni favorevoli perchè questo si sviluppi tramite la corruzione, l’immoralità e la mancanza di scrupoli di certi personaggi che, date determinate circostanze, mettono a punto un preciso piano strategico. Per raggiungere questo status, un paese o un territorio devono essere caratterizzati da mancanza delle autorità, gravi deficienze legali, apparato statale debole e funzionari permeabili alla corruzione. Inoltre devono essere presenti una serie di irregolarità e di ingiustizie sociali, per cui certe fasce della popolazione diventano vulnerabili, a causa dell’aumento della povertà e dell’abbandono da parte delle autorità dinnanzi ai bisogni della suddetta popolazione. Il narcostato si basa sulla complicità a tutti i lvelli di governo, che vanno da semplici persone “vicine” ad alti funzionari, che non capiscono che di fronte all’assenza dello stato, le suddette necessità passano ad essere di competenza del narcotraffico, proprio a causa dell’emarginanzione e dell’abbandono da parte delle autorità che, per mancanza o incapacità di gestione, di convivenza ma anche di connivenza con i narcos, a volte creano appositamente questo terreno favorevole al potere narco.

IL NARCOTRAFFICO

Il narcotraffico è un problema le cui dimensioni sovranazionali si sono espanse notevolmente negli ultimi 30 anni. Si tratta di un commercio illecito che si sviluppa attraverso diversi territori nazionali, tramite il traffico, l’elaborazione, la distribuzione e la commercializzazione della droga ed infine, il riciclaggio del denaro e l’investimento dei profitti. In questo modo, si evolvono e si preparano i nuovi scenari che si presentano, come evidenziato dalla proliferazione delle droghe sintetiche, che hanno acquisito maggior rilevanza, e che a loro volta hanno posto l’attenzione sui precursori chimici, per i quali un primo segnale di narcostato si è già visto riflesso nella stessa Sedronar, nella precedente gestione del direttore Granero (causa aperta insieme ad 8 funzionari dello stato).

Allo stesso tempo si tratta di un problema che affligge seriamente la governabilità delle democrazie, per le conseguenze sociali e politiche che è in grado di provocare. Infatti comprende una forte componente di violenza utilizzata da bande, mafie e cartelli, sia per proteggere i propri interessi, sia per intimidire e attaccare la polizia e quei funzionari statali che rappresentano una minaccia per il negozio illecito. Inoltre, implica un alto potenziale di corruzione, dato che per favorire le proprie attività clandestine cercano di coinvolgere membri delle forze di polizia, del potere giudiziale e anche le autorità legislative ed esecutive. Infine, la propria attività economica, specialmente quella legata al riciclaggio del denaro sporco, contribuisce a generare un’economia sommersa che influenza quella formale.

Parlare di narcotraffico, in molti casi, significa parlare dello stato. È impossibile cercare di capire questa attività senza prendere in considerazione il ruolo che lo stato ha avuto nella sua nascita, mentre dichiarava illegali la produzione, il traffico e il consumo di droga. Così come è difficile capire l’espandersi del suo potere e del suo raggio d’azione senza protezione da parte dello stato. Ovviamente, stiamo parlando di una (non) santa alleanza, di un accordo che ha alla sua base la corruzione, ma che va oltre questa; in fondo, ciò che abbiamo visto per il XX secolo, è un matrimonio di convenienza tra narco e stato.

Dobbiamo essere chiari, non solo sul beneficio personale e illegittimo che ottiene un funzionario incaricato di combattere il narcotraffico e che si gira dall’altra parte quando passa un carico di droga, ma soprattutto sui benefici che il narco lascia all’economia di un paese, sull’occupazione e le infrastrutture che crea, sui vuoti che riempie laddove lo stato non arriva, provvedendo a fornire servizi pubblici che lo stato non riesce a realizzare. In altre parole, il peso del narco in un paese va molto oltre la corruzione: è un fattore economico importante, e può arrivare ad essere imprescindibile.

Senza dubbio, la relazione tra narco e stato ha le sue regole e i suoi limiti. Come vedremo più avanti, la totale penetrazione nello stato da parte del narcotraffico può essere controproducente, così come la corruzione. Questo fa sì che la relazione del narcotraffico con il potere sia più complicata di ciò che sembra.

Il narcotraffico è una forma di crimine organizzato che contiene gli stessi tratti di questo fenomeno. Il crimine organizzato ha le seguenti caratteristiche: a) non è ideologico, pertanto, non ha obiettivi politici; b) ha una struttura gerarchica; c) ha un numero di membri limitato (legati molto spesso tra loro da legami etnici o di parentela); d) è un’attività che viene svolta continuativamente nel tempo; e) usa violenza, minacce di violenza, e tangenti; f) ha una divisione specifica del lavoro; g) è monopolistico; h) è governato da regole esplicite (incluso un codice segreto). A queste caratteristiche “classiche”, bisogna aggiungere che: i) è un fenomeno che è diventato sempre più internazionale; j) il denaro del crimine organizzato si è infiltrato nelle economie legittime e tende ad avere negozi e soci leciti; k) sempre più spesso i suoi capi non si fanno coinvolgere in affari illeciti; l) utilizza la violenza nelle proprie relazioni con altre bande criminali anche se in alcune occasioni esiste una cooperazione tra loro ed infine, m) è solito penetrare nello stato in diversi modi e misure. Anche il narcotraffico presenta queste caratteristiche, ma ne ha anche alcune proprie e specifiche: a) è un fenomeno globale che, senza dubbio, non affligge nello stesso modo tutti gli stati; b) è un crimine consensuale in cui la vittima e il carnefice sono d’accordo; c) non esiste un determinato criterio perchè la sua battaglia giunga al successo; d) le cifre sulla produzione e sui guadagni sono poco attendibili; e) è un delitto nato approssimativamente da circa un secolo dalla comune decisione degli stati che hanno dichiarato illegali le droghe; f) è difficile stabilire una linea che separi la mancanza di volontà dall’incapacità di combatterlo da parte di uno stato; g) ha una capacità di accumulo che non ha precedenti nella storia, per le grandi quantità di denaro che riesce a generare in un brevissimo lasso di tempo; h) la percentuale del denaro riciclato si aggira intorno al 35% del capitale immesso sul mercato.

Queste caratteristiche hanno permesso al narco di stabilire una relazione a lungo termine con lo stato. Questa relazione si basa principalmente su tre elementi. Il primo è il confronto. Si tratta infatti di una relazione intermittente in cui nel momento in cui il narco cresce sufficientemente cerca un nuovo equilibrio con lo stato. Il confronto appare quando il narco cresce e inizia a sfidare lo stato. Senza dubbio, il confronto non è il tipo di relazione più funzionale al negozio del narcotraffico. È più un sintomo del fatto che le cose tra narco e stato si stanno accomodando. Quando il confronto scompare, è perchè le bande del narcotraffico diventano come qualsiasi altro gruppo criminale o non minacciano lo stato, o perchè lo stato stesso è stato corrotto a sufficienza per smettere di combatterle, oppure, per la debolezza del governo.

NARCOCORRUZIONE

La seconda forma con cui il narco si relaziona con lo stato è la corruzione. Una relazione molto più complessa di ciò che sembra. La corruzione tradizionale generata da qualsiasi attività del crimine organizzato è quella dell’agente di polizia che volta la faccia dall’altro lato quando passa un carico di droga, di armi, o di persone. A differenza del poker, in cui si paga per vedere, qui si paga per non vedere, per guardare dall’altra parte. Senza dubbio, la corruzione generata dal narcotraffico va oltre: si paga per non essere arrestati, e in caso di arresto, si paga per non essere condannati, e, in caso di condanna, si paga per scappare di prigione. Si paga anche per avere informazioni su possibili operazioni della polizia, per poterle eludere, ma anche per ottenere informazioni sui “traditori” e sulle attività delle bande rivali.

In alcune occasioni anche lo stato lavora per i narcos: non solo non li persegue ma gli da anche protezione. Di fatto, questo è il migliore scenario per i narcotrafficanti, ossia quello in cui lo stato è relativamente efficiente in diverse aree tranne che nel perseguirli. È falso che un narco cerchi la scomparsa dello stato, così come è falso che il narco preferisca un certo tipo di regime. Il narco cerca un governo stabile, un governo che funzioni abbastanza bene. Di fatto, un governo efficiente e discretamente corrotto è più utile al narco di un governo inefficiente: gli procura il lavoro, lo aiuta nelle sue attività, lo tiene lontano dagli occhi del pubblico. Un governo apertamente vincolato al narco risulta disfunzionale, perchè attrae l’attenzione dell’opinione pubblica e la pressione internazionale. Al narco, nonostante la condotta di alcuni dei suoi capi, convengono la discrezione e l’anonimato. La notorietà è dannosa agli affari. Per lui, i grandi e chiassosi cartelli della droga fioriti in Colombia negli anni ’80 e in Messico negli anni ’90 sono disfunzionali. Per questo, la tendenza verso la ricerca di cartelli di minor dimensione, meno visibili, meno cospicui, è diventata una vera e propria impresa, come in Colombia.

Chiaramente, tutto questo a volte contrasta con la personalità di alcuni capi della droga, ai quali piace ostentare il proprio potere. Ma la fama nuoce agli affari. Lo stesso si può dire per i politici corrotti: se la corruzione viene conosciuta da tutti, smettono di essere utili. Nei governi democratici è molto costoso mantenere in posti di potere alcuni funzionari notoriamente corrotti. Ci sono, ma è costoso. Tutto questo suggerisce che i contemporanei stati mafiosi hanno acquisito un’importanza che ci obbliga a ripensare le concezioni tradizionali secondo cui l’ordine mondiale è composto da stati-nazioni e associazioni non governative che operano a livello internazionale (imprese, enti religiosi, terroristici, criminali, educativi, ecc.). Lo stato mafioso moderno è un ibrido di cui non riusciamo ancora a comprenderne bene la condotta e il campo d’azione, soprattutto perchè mancano dati sufficienti.

Negli ultimi 30 anni una serie di profonde trasformazioni nella politica e nell’economia mondiale hanno favorito la nascita di quelli che vengono chiamati stati mafiosi. Paesi in cui i concetti tradizionali di “corruzione”, “crimine organizzato”, o di enti governativi “compenetrati” da gruppi criminali non captano il fenomeno in tutta la sua complessità, grandezza e importanza. Negli stati mafiosi, non sono i criminali ad aver catturato lo stato tramite tangenti ed estorsioni ai funzionari, ma è lo stato ad aver preso il controllo delle reti criminali. E non per sradicarle, ma per metterle al proprio servizio e, più precisamente, al servizio degli interessi economici dei governanti, delle loro famiglie e dei loro soci, come avviene attualmente in Venezuela.

Nella maggior parte dei 193 stati del pianeta la disonestà nell’uso del denaro pubblico e la vendita delle decisioni governative al miglior offerente sono prassi comune. La corruzione è la norma e ci siamo ormai abituati al fatto che sia così. L’accettazione del fatto che così è sempre stato e sempre sarà, ha reso difficile carpire l’ascesa di un nuovo attore sulla scena mondiale: lo stato mafioso. Non si tratta solo di quei paesi in cui regna la corruzione o dove il crimine organizzato controlla importanti attività economiche in intere regioni. Si tratta di paesi in cui lo stato controlla e utilizza gruppi criminali per promuovere e difendere gli interessi sia nazionali che locali di una elite di governanti. Anche questa pratica non è del tutto nuova; abbiamo visto come certi governi regionali o provinciali proteggono alcuni cartelli della droga, con la complicità degli organi giurisdizionali e della polizia, maneggiando ingenti quantità di denaro per lasciar fare e lasciar passare tutto quello che va a collocare la politica statale e regionale in un crocevia. E proprio questo è il caso di Itatì, provincia di Corrientes.

Attualmente le droghe continuano a distruggere i giovani, a smembrare le famiglie, ad aumentare la mancanza di sicurezza in tutta l’Argentina, alternandosi all’economia mondiale dal momento che vengono distribuite illegalmente. Il traffico di droga è il problema peggiore di questi ultimi tempi, tanto più che i narcotrafficanti ricorrono spesso a terroristi, contrabbandieri, speculatori, funzionari corrotti e delinquenti comuni.

La lotta al narcotraffico è una priorità che coinvolge il mondo intero, col quale si cerca di elaborare delle soluzioni per contrastarlo, al fine di un miglior sviluppo economico, politico e sociale. Dire che in Argentina non è stata persa nessuna guerra, perchè non c’è stata nessuna battaglia, vuol dire stare dalla parte del narcotraffico.

Juan Anibal Gomez
 
Juan Anibal Gomez con il ministro Dtt.ssa Patricia Bullrich

mercoledì 5 aprile 2017

I CANI EROI DI GUERRA DELLE ISOLE MALVINAS di JUAN ANIBAL GOMEZ


Traduzione di: F.M.A.
 
 

La fanteria di Marina dell’Esercito Argentino racconta con orgoglio del distaccamento di 18 cani da guerra nell’eroica impresa delle isole Malvinas, e delle numerose azioni eroiche di questi “soldati”.

Durante la difesa di Puerto Argentino, il Comando della Fanteria di Marina decise di inviare una squadra di cani da guerra dalla base navale di Puerto Belgrano, allo scopo di ostacolare le infiltrazioni dei britannici all’interno del proprio dispositivo difensivo. I cani sbarcarono sul suolo malvinense il 7 Aprile. L’allarme più efficace e sicuro davanti ai bombardamenti aerei veniva dato infatti dagli ululati dei cani, che ne annunciavano l’imminente arrivo molto prima dell’inizio dell’attacco. Negli ultimi giorni di combattimento si decise di mandare i cani in prima linea, e le coppie di soldati inviati furono tre: Carlos Del Greco con Ñaro, Raúl Andicochea con Negro e Carlos Silva con Xuavia.

Negro e Ñaro si distinsero per coraggio e prodezza. Erano i migliori del battaglione, perchè partecipavano a tutte le operazioni di guerra: disarmo dei nemici, controllo dei prigionieri e salti su grandi altezze. Xuavia invece si distinse per essere molto gelosa e protettiva.

I due maschi scomparvero nel fragore del combattimento tra il 13 e il 14 giugno. Tutti gli sforzi per ritrovarli fallirono, e si pensò che entrambi fossero morti in combattimento, anche perchè i loro collari non vennero mai ritrovati, ed inoltre il proprio istinto li avrebbe fatti rientrare. Solo Xuavia tornò. Era incinta quando partì per le Malvinas. Nella notte tra il 13 e il 14 giugno, dopo aver resistito ad un intenso bombardamento britannico sulle postazioni argentine, Xuavia fece ritorno a Puerto Argentino insieme alle truppe patriote, ma se ne separò subito, voltandosi e correndo verso l’oscurità della notte. Venne ritrovata diverse ore dopo, mentre cercava di riscaldare con il proprio corpo un soldato ferito dell’Esercito Argentino, il quale venne prontamente portato all’ospedale. Se non fosse stato per Xuavia, quel soldato sarebbe morto congelato e dissanguato. Dopo la fine del conflitto, la cagnetta fece ritorno alla sua base e diede alla luce nove cuccioli.

Dei cani da guerra dati in dotazione all’Esercito dei veterani della guerra delle Malvinas, quello che superò tutti in longevità fu Vogel, un pastore tedesco nato a Puerto Belgrano. Dopo l’eroica impresa delle Malvinas, questo cane presidiò tutte le cerimonie dei veterani portando sul suo mantello la decorazione di Veterano di Guerra delle Malvinas. Alla sua morte, il 1 dicembre 1991, il suo corpo venne sepolto nel raggruppamento dei cani da guerra. La sua tomba è rivolta verso le isole, ed è un monumento dedicato a tutti i cani caduti in guerra.

Una storia emozionante quella delle gesta eroiche dei nostri cani da guerra... e con questa nota, scritta nel giorno in cui si celebra la Fanteria di Marina, ho voluto ricordarli e farli conoscere. Sono in pochi infatti a conoscere questa storia. Credo che essi abbiano dato le loro vite come dei veri e propri soldati, proteggendo inoltre quelle dei loro camerati... Onore e gloria ai 18 cani che hanno combattuto la guerra delle Isole Malvinas! In particolare a Xuavia, esempio di fedeltà e amore nei confronti del proprio camerata.
Juan Anibal Gomez

 

giovedì 7 aprile 2016

DAL SUBLIME AL RIDICOLO. IL PENSIERO DI EVA PERON SUL FEMMINISMO.

 
Traduzione di: FRANCESCA MARIA
 
 
Confesso che il giorno in cui vidi davanti a me la possibilità di un cammino “femminista” ebbi un po' di paura.
Che cosa potevo fare io, umile donna del popolo, là dove altre donne, più preparate di me, avevano chiaramente fallito?
Cadere nel ridicolo? Integrare il nucleo delle donne risentite con donne e uomini, così com’è successo con innumerevoli dirigenti femministe?
Da una parte non ero né celibe né avanti con gli anni, dall’altra nemmeno tanto brutta per occupare un posto del genere che, nel mondo in generale, a partire dalle femministe inglesi fino ad oggi, appartiene, quasi per diritto esclusivo, a donne di questo tipo... donne la cui vocazione primaria dovette essere indubbiamente quella di essere uomini!
E’ così che hanno orientato i movimenti condotti da loro!
Sembravano essere dominate dal dispetto di non essere nate uomini piuttosto che dall’orgoglio di essere donne.
Credevano quindi che essere donne era una disgrazia... risentite con le donne perché non volevano smettere di esserlo, e risentite con gli uomini perché non le lasciavano essere come loro, le femministe, l’immensa maggioranza delle femministe del mondo che conosco, costituivano una rara specie di donne... che tutto mi sembravano tranne che donne!
E non mi sono sentita disposta ad assomigliare a loro!
Un giorno il Generale mi dette la spiegazione di cui avevo bisogno:
“Non vedi che hanno sbagliato strada? Vogliono essere uomini. E’ come se avessero voluto essere oligarchi per salvare gli operai. Saremmo rimasti senza operai! E credo che non avrebbero migliorato nulla dell’oligarchia. Non vedi che questa classe di femministe rinnega la donna? Alcune nemmeno si truccano perché questo, secondo loro, è una cosa tipica delle donne. Non vedi che vogliono essere uomini? E se ciò di cui ha bisogno il mondo è un movimento sociale e politico di donne... il mondo ci guadagna davvero poco se le donne vogliono salvarlo imitando gli uomini! Noi da soli abbiamo già fatto troppo e complicato tutto, in un modo che non so se si potrà aggiustare di nuovo nel mondo. Forse la donna potrà salvarci, ma a condizione che non ci imiti.”
Mi ricordo bene questa lezione del Generale.
Il suo pensiero non mi era mai apparso tanto chiaro e lucente.
Questo era quello che sentivo.
Sentivo che il movimento femminile, nel mio paese e nel mondo, doveva compiere una funzione sublime...e tutto ciò che sapevo del femminismo mi sembrava ridicolo. Ossia, non un movimento condotto da donne ma da chi, aspirando a diventare uomo, smetteva di essere donna. E non valeva niente! Il femminismo aveva ceduto il passo da ciò che era sublime a ciò che era ridicolo.
E questo è il passo che non farò mai!
Eva Peròn
 
 
 


mercoledì 5 agosto 2015

LA CORRUZIONE UCCIDE di JUAN ANIBAL GOMEZ

Traduzione di: STEFANO CARBONI


FORO SEGURIDAD URBANA EN REDES E RED AMPARO


La corruzione ... Uccide !! e quando si uccide un essere umano .. un’intera famiglia viene uccisa .. !!
Di Juan Anibal Gomez


RIFLESSIONE SULLA CORRUZIONE ... ...





 "LA CORRUZZIONE UCCIDE ...."

Caro amico 
In quasi 20 anni di dura esperienza nel ruolo di leader spirituale, politico e sociale; mi sono reso conto che stiamo vivendo e soffrendo un momento davvero difficile, nel quale  molti cadono in preda ai loro errori, grazie anche alla confusione provocata dai mass media,  dove prevale l'interesse del materialismo e l'egoismo contro l'amore, e ancor di più contro le religioni. Il mio è un invito attraverso una serie di ipotesi e di fatti, per cercare di trovare il giusto metodo di prevenzione attraverso il monitoraggio come forma di guida circostanziale,anche  a scapito del successo temporaneo del vissuto, attraverso le Scritture come come unica azione valida e duratura anche grazie ai risultati da me ottenuti... e che cosa chiedo .. ??

 Dico tutto questo perché come leader spirituale e sociale e grazie alla quantità di informazioni che ho appreso in tanti anni e posso quindi affermare  che questi,  vivono e si nutrono di corruzione, desiderosi di ottenere denaro facile e dal nulla, anche sulla pelle degli altri fratelli ... Così molti funzionari, invece di avere la funzione di controllare, o di gestire  una corretta amministrazione, sono ciechi, sordi e muti, accettando le irregolarità in cambio di una "bustarella" (illeciti) senza preoccuparsi delle conseguenze ed essere diventiati prigionieri dei malviventi e totalmente incoscienti per la sofferenza e il dolore che provocano ...

 In America Latina ma anche nel resto del mondo , siamo stufi della corruzione e dobbiamo capire che  UCCIDE .. !!, la corruzione è un male che infetta i  nostri cuori e le nostre anime ... e noi, dobbiamo rimuoverla per sempre .. dall'interno verso l'esterno, rimuoverla dalle nostre famiglie e attraverso l’ amore contrastare questo male ...  l'amore come quello di Gesù e Maria ... se sei un cristiano o Ebreo o musulmani, o se sei un ateo o agnostico non importa, l’importante e dar fede ai dettami della vostra coscienza .., per avere uno stile di vita etico  .., ..l’ uguaglianza è parte dell’ essere e parte di una società corretta e di appartenenza .. non un'isola di individualismo, egoismo in rappresentanza degli interessi della falsa Libertà .. !!


Oggi in Argentina ricore l’anniversario, del triste massacro di 194 giovani che sono stati uccisi dieci anni fa solo per essersi andati a divertire ad un musical, dove putroppo è scoppiato un incendio dovuto alla malcuranza nella manutenzione e alla scarsa prevenzione; con questo ricordo desidero esprimere il mio dolore e pregare anche  per i 43 ragazzi morti in Messico, anch’essi vittime della corruzione e della noncuranza, sono monumenti alla vergogna del nostro popolo, i suoi cittadini, i nostri fratelli che hanno pagato con le loro vite, e noi essendo testimoni di tutto questo,  non possiamo accettare e dobbiamo cominciare .. !! l’opera di conversione verso il bene ...

Sconfiggere ed eliminare la corruzione non è stato e non sarà un compito facile, perché  è in gioco la moralità .. ma è la responsabilità di tutt: dei capi dei media, delle scuole e in particolare dei genitori ; che  sono i primi educatori, il cui stile di  vita dovrà mostrare ai loro figli, che sono persone integre e che lottano per una società più onesta, più umana e senza corruzione. I bambini hanno bisogno di imparare dal loro esempio e si rendono conto che, nonostante il male che affligge il mondo di oggi, si può essere giusti, onesti e leali. Non dimenticate che sempre e comunque tutto comincia a casa.

 Ma non è tutto, è necessario "educare" con pazienza, i futuri padroni del mondo, futuri imprenditori, politici, privati ​​e dipendenti pubblici, è urgente per insegnare ai bambini e ai giovani ciò che in realtà non possa dare modo alla corruzione di prevalere, ovvero que i valori e quelle virtù che fanno di un uomo un essere unico, un essere virtuoso, un uomo trasparente e tutto d’un pezzo.

 Questi valori e virtù sono l'onestà, il rispetto, la solidarietà, la verità, la giustizia, la benevolenza e la carità tra gli altri, lo stesso che deve essere parte della personalità di ogni essere umano.

 Mi dispiace per il tono forte di questa discussione, ma non posso fare altro per  far sentire il dolore e il sostegno alle tante vittime che hanno accompagnato i miei 20 anni di lotta ... per questo motivo, in questa data che volge verso la fine del 2014 , e verso il prossimo 2015, anno in cui per l'Argentina, sarà tempo di elezioni, lascio questo suggerimento: cioè di VOTARE per coloro che abbracciano i valori dell’onestà , E NON DELLA CORRUZIONE, perché, come dice il manifesto, smettete di essere vittime,(e saranno essere Complices; )perché il male che colpisce il nostro Paese, non è  ideologico ma morale; con molto rammarico vi lascio questa riflessione, ma che possa essere utile come un esempio di vita e di amore, da seguire, rendendoci conto che dobbiamo impegnarci a combattere tutti quanti .., così sia, amen







JUAN ANIBAL GOMEZ


Fondatore e Presidente di

Red Amparo e Forum Network Security Urbana.
 
 

venerdì 1 maggio 2015

1 MAGGIO 1951 - DISCORSO DI EVITA PER LA FESTA DEL LAVORO

 
Traduzione di: FRANCESCA MARIA A.
 
 
 
 
Discorso di Eva Duarte de Peròn per la festa del lavoro - Plaza de Mayo 1 Maggio 1951
 
Miei cari descamisados,
in questo giorno tradizionale per i lavoratori argentini, in questo 1 Maggio meraviglioso i cui i lavoratori festeggiano il trionfo del popolo e di Peròn sugli eterni nemici e traditori della Patria, io voglio parlare con la sola, con l’assoluta, con l’escusiva rappresentanza dei descamisados.
Desidero parlare per Peròn, per i lavoratori, per gli uomini e le donne del mondo che vogliono condividere con noi la gloria di un popolo che innalza la sua bandiera giusta, libera e sovrana sulla cima di tutti i pennoni della Patria.
Desidero che voi mi autorizziate, che mi diate il potere meraviglioso ed eterno di tutti i lavoratori, di tutte le donne, di tutti gli umili, in una parola, quello di tutti i descamisados.
Desidero che siate voi ad autorizzarmi; voi che qui, in questa vecchia piazza delle nostre glorie, rappresentate il popolo autentico che nel 1810, spingendo le porte del Consiglio gridando “vogliamo sapere di cosa si parla”, ha conquistato il proprio diritto di libertà e sovranità. Desidero che voi mi autorizziate affinchè dica ciò che voi sentite; voi che, attraverso un secolo di oligarchia, di vessazioni, di sfruttamento, avete sofferto l’amarezza infinita di vedere la patria umiliata e sottomessa dai propri figli. No, quelli non erano i suoi figli. No, nelle loro vene non scorreva sangue di argentini; nelle loro vene scorreva sangue di traditori. Io voglio che voi mi autorizziate affinchè dica con poche parole, con la mia scarsa eloquenza, ciò che voi sentite, ciò che voi volete che dica, in questa meravigliosa giornata dei lavoratori, al generale Peròn e al popolo.
Voi potete parlare qua davanti, a testa alta, alla Patria e a Peròn, perchè voi avete visto in Peròn l’ultima speranza della Patria e lo avete seguito così come solamente una bandiera si segue, disposti a morire per essa o a trionfare per la sua vittoria; voi avete il diritto di parlare di fronte alla Patria e con Peròn, perchè voi, come me, lo avete seguito stringendo i denti con rabbia e coraggio quando l’oligarchia senza patria nè bandiera voleva lasciare anche noi senza patria nè bandiera, privandoci del diritto di seguire Peròn fino alla morte; voi potete parlare con Peròn perchè porterete sempre acceso nel cuore il fuoco delle torce che abbiamo preso coi quotidiani e le riviste per festeggiare la vittoria del 17 Ottobre del 1945; voi, solamente voi, potete dare alle mie parole il fuoco, la forza infinita che desidero avere, che vorrei avere per poter dire al nostro condottiero, per dire al mondo, per dire alla Patria, come i lavoratori lo seguono, e quanto vogliono bene a Peròn.
Io non possiedo l’eloquenza, ma possiedo un cuore; un cuore peronista e descamisato che ha sofferto sin dall’inizio con il popolo e che non lo dimenticherà mai, per quanto avanti possa andare. Io non possiedo l’eloquenza, ma non c’è bisogno dell’eloquenza per dire al generale Peròn che i lavoratori, la Confederazione Generale del Lavoro, le donne, gli anziani, i poveri e i bambini della Patria, non lo dimenticheranno mai, perchè ci ha resi felici, ci ha resi degni, ci ha resi buoni, ci ha fatti amare gli uni con gli altri, perchè ci ha fatto alzare la testa per guardare il cielo, perchè ci ha tolto dal sangue, dall’odio e dall’amarezza, e ci ha infuso l’ardore della speranza, dell’amore e della vita.
Confederazione Generale del Lavoro e lavoratori, non abbiamo bisogno di eloquenza per dire a Peròn che non lo dimenticheremo mai, perchè ci ha resi degni e giusti, perchè ci ha resi liberi e sovrani e perchè quando la nostra bandiera passeggia per le strade dell’umanità, gli uomini del mondo si ricordano della Patria come di una fidanzata perduta che si è vestita di bianco e celeste per insegnargli il cammino della felicità. Compañeras e compañeros, questa mattina, quando il generale ha finito il suo messaggio di vittoria, ha detto che questo trionfo è della Patria e del popolo, è nostro, soltanto nostro. E ho pensato quello che avrete pensato anche voi; che se non fosse stato per Peròn, staremmo come nei vecchi primi di Maggio dell’oligarchia, a piangere i nostri morti anzichè festeggiare la vittoria.
Siamo d’accordo, mio generale, che il trionfo è della Patria e dei lavoratori, siamo d’accordo chei lavoratori e gli umili sono sempre rimasti in piedi ad abbracciare le giuste cause, per questo abbracciamo la causa di Peròn. Ma che cosa ne sarebbe stato della Patria e dei lavoratori senza Peròn? Per questo, ringraziamo Dio che ci ha concesso il privilegio di avere Peròn, di conoscere Peròn, di comprendere, amare e seguire Peròn.
Io, la più umile collaboratrice del generale Peròn, ma anche una delle più ferventi amiche degli umili e dei lavoratori, mi congratulo con gli umili, i descamisados e i lavoratori, e molto fervosamente con la Confederzione Generale del Lavoro, per questa fede, per questa lealtà incrollabile a Peròn. E se mi facessero scegliere una tra tutte le cose della terra, io sceglierei la grazia infinita di morire per la causa di Peròn, cioè di morire per voi. Perchè anch’io, come i compagni lavoratori, sono capace di morire e di finire la mia esistenza nell’ultimo momento di vita con il nostro grido di salvezza: la vita per Peròn!
EVA DUARTE DE PERÓN



1 MAGGIO 1951 - DISCORSO DI JUAN DOMINGO PERON PER LA FESTA DEL LAVORO

 
Traduzione di: Francesca Maria A.
 
 
 
 
Discorso di Juan Domingo Peròn per la festa del lavoro - Plaza de Mayo 1 Maggio 1951
 
Compañeros:
molti anni fa, a Chicago, in un 1 Maggio come questo, un gruppo di lavoratori veniva impiccato da una giustizia cieca per il solo fatto di reclamare più pane per i propri figli e giustizia per i propri fratelli.
Oggi il giustizialismo argentino rende omaggio al loro ricordo avendo qui distrutto lo sfruttamento capitalista e avendo instaurato la giustizia sociale per la quale morirono. In questo gioioso 1 Maggio saluto tutti gli uomini e le donne che con il proprio lavoro onesto stanno costruendo la felicità e la grandezza di questa patria.
Ringrazio la Provvidenza perchè noi argentini possiamo, mediante il nostro giustizialismo, festeggiare in pace ed armonia il giorno dei lavoratori e faccio voto affinchè questa pace ed armonia arrivi anche, mediante la giustizia, a tutti i lavoratori del mondo e in particolare a quelli che oggi soffrono lo sfruttamento del denaro e dello stato e che ricordano questa festa con i pugni tesi per l’impotenza dinnanzi all’ingiustizia e all’ignominia.
Come ho detto stamattina, il giustizialismo e il sindacalismo hanno trovato la strada verso i loro obiettivi comuni nella Repubblica Argentina, e lavorando strettamente uniti continuano ad essere indice della sua felicità e della sua grandezza.
Sono passati cinque anni del nostro governo e come il primo giorno, governo e lavoratori si sentono strettamente uniti e solidali. Questo si deve solamente al fatto che il governo giustizialista ha fatto, fa e farà sempre unicamente ciò che il popolo vuole e difenderà un solo interesse: quello del popolo. Il governo giustizialista ha anche fissato come dottrina alla politica internazionale questa premessa: nessuna decisione di politica internazionale che implichi una guerra fuori dal nostro territorio verrà presa senza previo consenso del popolo. Sappiamo che quando si prendono queste decisioni in difesa del paese bisogna affrontare l’ingiusta lotta degli interessi. L’impero capitalista l’ha già adottata, mediante il suo giornalismo internazionale in nome di una libertà che non pratica. La libertà, affinchè sia libertà, deve essere quella che vuole il popolo, e non quella che vogliono imporci da fuori.
La lotta per la libertà, per noi, è quella che ci conduce alla giustizia sociale, all’indipendenza economica e alla sovranità politica. Noi argentini abbiamo il nostro regime di libertà costituzionale; ma che ne sarebbe di esso nell’ingiustizia sociale, nella schiavitù economica e nel vassallaggio politico? Tutto questo ci porterebbe quella libertà ben conosciuta dagli argentini: la libertà di morire di fame. Per questo, il racconto della libertà è fin troppo conosciuto perchè noi possiamo ricaderci. E non differisce molto dai racconti del biglietto vincente o della macchina per fare soldi. Per questo, anche oggi 1 Maggio, voglio annunciarvi che il quotidiano “La Prensa”, espropriato per disposizione del Congresso Nazionale, sarà consegnato ai lavoratori nella forma da essi indicata.
Questo quotidiano, che per tanti anni ha sfruttato i lavoratori e i poveri, che è stato strumento raffinato di sfruttamento nazionale ed internazionale, che ha rappresentato il più crudo tradimento alla Patria, dovrà espiare le sue colpe mettendosi al servizio del popolo lavoratore per difendere le sue rivendicazioni e i suoi diritti sovrani.
Tutto questo, per decisione sovrana e libera del popolo argentino, a favore e in difesa della libertà che esso vuole in accordo con le leggi e con la costituzione che egli liberamente si è dato e mantiene, senza preoccuparsi se agli altri possa piacere o non il gesto libero e l’atteggiamento sovrano.
Saluto di nuovo la CGT e mi congratulo con essa e con tutti i sindacati argentini. Quest’anno 1950 dell’organizzazione sindacale sta seminando il paese di istituzioni operaie di bene pubblico che lavorano per la difesa del potere d’acquisto dei salari e della salute fisica e morale degli operai per l’elevazione culturale e sociale del popolo argentino. Queste istituzioni, già benemerite nel giustizialismo, saranno i pilastri inalterabili del futuro argentino, dove si affermano la produzione, la ricchezza, il benessere e la grandezza della patria.
Nulla potranno i politici detronizzati nè i loro agitatori al soldo dei sindacati argentini. Sono carte fin troppo conosciute perchè i lavoratori argentini sanno bene come questi hanno proceduto quando hanno fatto crollare il paese sommergendolo nello sfruttamento e nella vergogna. Le loro campagne di inganni e menzogne cadranno nel ridicolo e nel disprezzo degli operai argentini, che sanno quanto sono ignoranti, incapaci e venali, per averli subiti per anni e anni.
Intanto, ricordiamo che la difesa del giustizialismo è il motore portante della nostra lotta: all’esterno contro l’imperalismo e la reazione, all’interno contro il tradimento politico-oligarca. Ciascun buon argentino deve sentirsi depositario e guardiano della nostra giustizia sociale, indipendenza economica e sovranità politica, ed essere pronto a morire per difenderla. Per questo è necessario restare vigili come in tempi di lotta, coi comandi scattanti e gli uomini in piedi, perchè l’imperialismo capitalista non riposa mai nel suo compito di comprare le coscienze e pagare le volontà.
Le forze di sicurezza nazionale dovranno vigilare su ogni uomo per assicurare il compimento dei mandati della costituzione giustizialista. Il popolo farà di ciascuno dei suoi uomini un soldato cosciente e deciso. Il governo difenderà il giustizialismo con tutte le sue forze contro i nemici esterni o interni.
Compañeros: che sia questo 1 Maggio sintesi della lotta contro lo sfruttamento nel mondo, la festa della decisione argentina di lottare per il giustizialismo riparatore di ingiustizie. Che il nostro benessere e felicità attuali siano un anticipo promettente per i fratelli lavoratori che in tutto il mondo lottano contro la tirannia dello stato e del denaro.
Che la nostra bandiera giustizialista guidi milioni di liberati dalla miseria e dal dolore nelle braccia del popolo argentino per essere esempio per un mondo ingiusto dove gemono sotto la frusta dello sfruttamento milioni di esseri di un’umanità rattristata e decadente che lotta per la sua liberazione.
Non desidero terminare questo discorso senza prima ringraziare i lavoratori di tutto il paese per il loro sforzo generoso che ha permesso alla nostra patria di realizzare il suo piano ambizioso. Ringrazio anche questi bravi operai che con vanto giustizialista stanno realizzando il primato mondiale della produzione. Questo è possibile nella nuova Argentina Giustizialista, dove tutti lavoriamo per tutti e per la patria, e non per il capitalismo internazionale.
Infine ringrazio, come argentino e come lavoratore, la vostra unità e la vostra lealtà incrollabile. Oggi possiamo dire che noi lavoratori argentini siamo organizzati, uniti e pronti per lottare per i nostri diritti e per la nostra dignità e, per concludere, desidero che arrivi a tutti voi lavoratori argentini un grande abbraccio, con il quale vi saluto e vi stringo forte al cuore.
 
JUAN DOMINGO PERON



lunedì 16 marzo 2015

SICUREZZA: COS’E’ UNA RETE? A CHE SERVE? DA CHI E’ COMPOSTA? PREVENZIONE DEL CRIMINE CONTRO LA MANCANZA DI SICUREZZA. DI JUAN ANIBAL GOMEZ


Traduzione di: Francesca Maria
 
 
Partecipazione sociale nella sicurezza urbana.
Rete solidale vicinale
Cos’è una rete vicinale?
E’ una forma di organizzazione che ha lo scopo di raggiungere determinati obiettivi in tema di sicurezza. Si realizza con la volontà individuale che va a sommarsi ad altre nell’ambito dello stesso isolato, quartiere o parte di esso, raggruppandosi con lo scopo di agire in maniera sia passiva che attiva su ogni situazione delinquenziale della zona, apportando idee e soluzioni per la prevenzione del crimine.
Quali sono i vantaggi di una rete?
Potenzia e ottimizza le risorse individuali, con la costituzione di un’organizzazione vicinale minima, che genera legami di solidarietà tra i suoi membri. Questa organizzazione include il vicino ponendo fine al suo isolamento e incorporandolo in un gruppo di suoi pari, permettendo di sviluppare e applicare una strategia in accordo ai bisogni della comunità. La rete così formata riunisce al suo interno le capacità di ogni membro, permettendo di sviluppare un lavoro di squadra sostenuto dalla sua legittima rappresentazione vicinale, gestendo le tematiche della comunità e mettendole in relazione con le distinte aree di governo, di polizia, giudiziarie ecc.
Perchè una rete di prevenzione del crimine?
Da oltre due decadi il tema della mancanza di sicurezza nella città di Buenos Aires sta andando a crescere con diversi problemi congiunturali, originati nell’AMBA (Area Metopolitana Buenos Aires) e che colpiscono la giurisdizione della nostra città. Osservandone l’incremento così come la quantità di fatti delittuosi ed il loro livello di violenza, si può trovare nella Rete Vicinale uno degli strumenti solidali per l’ideazione di un piano di prevenzione del crimine. Attraverso scarsi risultati, si osserva un’immagine di inefficienza sie delle forze di sicurezza che della giustizia nei confronti della comunità, che ha generato una miscredenza nella stessa, evidenziata dal basso livello di denunce. Il lavoro della Rete rappresenta un immenso valore aggiunto nello scopo di migliorare la prevenzione del crimine, conformando le riunioni mensili in ogni CGPC (NdT Centri di Gestione e Partecipazione Comunale) e/o riunioni nei singoli quartieri o isolati, poichè è davvero molto quello che il cittadino può fare e sviluppare per migliorare la situazione della sicurezza locale.
Come lavora una rete?
I membri di uan rete di prevenzione devono riunirsi e stabilire i momenti in cui sono più esposti al pericolo, segnando gli orari critici (uscita e rientro a casa, garage, negozio, orari scolastici e lavorativi, vacanze ecc.). devono realizzare un’analisi dei crimini commessi nell’ultimo mese nel proprio quartiere o in prossimità della zona coperta dalla protezione della rete e sviluppare un piano di prevenzione. Dovranno aumentare l’osservazione del quartiere, durante gli orari critici, prestando particolare attenzione ai segnali sospetti di una possibile attività criminale prossima (persone estranee, atteggiamenti sospetti, vicini che rientrano a casa con persone sconosciute, veicoli occupati da persone in atteggiamento sospetto di osservazione o attesa ecc) Come elemento dissuasorio si identificherà l’area posta sotto il controllo della rete con cartelli posti sui pali della luce, del telefono, elettrici o ovunque i vicini ritengano più conveniente, indicando che nel dato quartiere tutti i vicini sono organizzati in una rete di prevenzione. Il commissariato di zona dovrà essere informato della suddetta rete onde avviare un rapporto di reciproca collaborazione nella prevenzione del crimine. Bisognerà verificare che l’illuminazione pubblica sia adeguata e sufficiente e promuovere la presenza dell’illuminazione presso l’entrata di ogni domicilio. Bisognerà stare a fianco dei vicini che si assentano per periodi prolungati, eliminando i segni identificatori della proprietà che resterà disabitata, ad esempio portando rifiuti al cassonetto di zona, ritirando la corrispondenza, ecc. I membri della rete devono istruire adeguatamente tutto il proprio gruppo familiare, specialmente gli anziani e i bambini. I vicini partecipanti dovranno scrivere i propri dati, nome, cognome, indirizzo e numero di telefono in un modulo di sottoscrizione che verrà stampato in duplice copia, una per ogni membro della rete ed una per i coordinatori del piano di prevenzione del crimine. Ogni rete dovrà fare una sorta di diario, in cui verranno registrati i nomi dei membri e i fatti che avvengono nella zona e che richiedono l’intervento della polizia.
Struttura di una rete.
Le reti possono organizzarsi per isolato, per zona o per quartiere.
Situazioni di rischio.
Si considerano 2 situazioni di rischio:
Atteggiamento sospetto: bisogna in prima istanza consultarsi con gli altri aderenti al fine di valutare la situazione, migliorare l’osservazione e identificazione degli individui o dei veicoli coinvolti. Se il sospetto persiste si procederà a chiamare la polizia apportando la maggiore quantità di dati possibili e facendogli notare che si tratta dei vicini partecipanti al piano di prevenzione del crimine.
Crimine in corso: in questo caso bisogna chiamare immediatamente la polizia al numero d’emergenza 911 e/o al numero diretto che possiede la rete del commissariato di zona della suddetta giurisdizione, informando che si sta assistendo ad un crimine in corso. Gli aderenti non devono mai immischiarsi fisicamente lottando contro i delinquenti, possono gridare o fare rumore purchè sufficientemente protetti e con l’unica intenzione di provocare l’interruzione del fatto. Devono osservare i delinquenti cercando di memorizzare il maggior numero di dettagli degli stessi, come la quantità, la strada di fuga, veicoli, colore, numero di targa, ecc. dati che poi verranno trasmessi con maggiore brevità possibile al personale di polizia per facilitarne la persecuzione. Bisognerà prestare aiuto alla vittima, chiamando il 107 e facendola trasferire in un centro assistenziale.
Regole e responsabilità
Il vicino non è obbligato a partecipare. Dovrà, secondo le sue convinzioni, rispettare i suoi doveri e diritti di cittadino. Il tempo di partecipazione verrà definito per ogni aderente in forma individuale. Il vicino non dovrà trasformarsi nè in poliziotto nè in informatore. Assumerà solo il ruolo che gli compete in quanto cittadino, nell’espressione del lavoro in difesa della sua vita, della sua famiglia e della sua proprietà. L’adesione al progetto implica la partecipazione attiva del gruppo familiare. I minorenni devono essere educati alla propria tutela personale, e se dovessero notare qualcosa di strano, devono avvertire un adulto affinchè prenda una decisione pertinente. Il pattugliamento preventivo alla maniera di poliziotti armati è severamente proibito e controindicato per il fatto di essere pericoloso ed implicare seri problemi legali. Ogni rete deciderà la sua modalità di lavoro (allarmi, coordinatori per isolati, distribuzioni di compiti, orari di rischio ecc). Sistemi simili funzionano già in altri paesi (Inghilterra, Unione Europea ecc) essendo molto efficaci: infatti riducono l’incidenza criminale, aiutano al suo rilevamento, facilitano i procedimenti giudiziari e diminuiscono la sensazione d’insicurezza dei suoi abitanti. L’Inghilterra conta 157.000 programmi di osservatori comunitari che coprono l’estensione di 6.000.000 di case e interessano 10.000.000 di persone. Le reti saranno il punto di partenza per il posteriore sviluppo di attività comunitarie e altre azioni non strettamente vincolate alla sicurezza. Le reti si raggruppano, si uniscono e cooperano con altre reti del posto, zona, provincia o paese e/o internazionalmente con altre reti, facendo confluire un’informazione veritiera che unifica criteri ed esperienza sul tema della sicurezza urbana, creando eventi di pubblico interesse come giornate, congressi, convegni ecc.
CONTRIBUTO DEL PROGRAMMA DEL PIANO DI PREVENZIONE DEL CRIMINE DEL GOVERNO DELLA CITTA’ DI BUENOS AIRES E DELLA RETE DI PROTEZIONE VICINALE DEL QUARTIERE DI NUÑEZ Y SAAVEDRA.



domenica 21 dicembre 2014

L'INSICUREZZA IN ARGENTINA di JUAN ANIBAL GOMEZ


 Traduzione di: STEFANO CARBONI

 
La  grave crisi che ha sofferto l’Argentina nel 2001, ha creato confusione nella società 
 
Prima della grande  crisi che ha investito l'Argentina nel 2001, le istituzioni dei vari governi che si sono 
susseguiti, non sono state all'altezza degli eventi, con gravi conseguenze che hanno portato la nazione ad 
uno stato di decrescita sociale a causa delle loro gravi  mancanze e responsabilità che si sono ancora più 
accentuate in questa confusione. 
 
I vari poteri democratici (esecutivo, giudiziario e legislativo) non agiscono con la necessaria coerenza per 
tirare il Paese fuori dalla crisi morale, che si sta sempre più accentuando nei fatti e nella vita quotidiana, 
ad esempio nella sicurezza urbana, la metodologia che esegue la giustizia insieme all’autorità delle forze 
di polizia e di sicurezza, non sono in perfetto accordo, e di fatto provocano un disorientamento nell’ 
azione punitiva contro i trasgressori  , che porta spesso ad avere dei "vizi di forma" nelle indagini, fino in 
alcuni casi dove i malviventi vengono addirittura rimessi immediatamente in libertà. Tutto questo e nella 
maggior parte delle altre azioni irregolari in seno alle regole del diritto civile democratico, fanno si che 
sconvolga il normale sviluppo di tutta la società, creando una sensazione di impotenza nei cittadini e 
negli gli esempi vita quotidiana. 
 
La partecipazione nella  sicurezza sociale si sta organizzando nei social network 
 
Alla luce di questi sviluppi, le agenzie di sicurezza private fanno un grosso  business commerciale , e ora i 
cittadini, sono chiamati ad unirsi per poter  sviluppare un lavoro congiunto con la polizia di prevenzione, 
per questi motivi, la partecipazione alla sicurezza sociale, sarà composta da reti che gestiscono 
 
informazioni locali accurate che metteranno a confronto e a disposizione della polizia, creando un fronte 
comune, prima che le situazioni avverse prendano il sopravvento.  
 
 
JUAN ANIBAL GOMEZ